Istantanee dal presente. Testimoni al tempo del Covid-19

04 marzo 2020/26 settembre 2021

La call:

Il progetto Istantanee dal Presente è nato come una call per raccogliere foto, oggetti e storie avviata il 14 aprile 2020, durante il lockdown. Il progetto voleva essere un invito rivolto a tutti, senza limiti di partecipazione determinati dall’età e dalla provenienza geografica a essere parte di un racconto collettivo, con l’obiettivo di fissare la testimonianza di quanto stava accadendo nel corso della pandemia. L’idea era nata soprattutto guardando a quanto era accaduto alla pandemia di influenza spagnola: nonostante sia unanimemente riconosciuta come l’ondata di morte più sconvolgente della storia, a poco più di 100 anni dai fatti si tratta di un evento la cui memoria è andata quasi del tutto dispersa, lasciando solo labili tracce tra le memorie private e familiari.

“Il Covid-19 ha infatti profondamente mutato e sconvolto le nostre vite. Noi, animali sociali, abbiamo dovuto rinunciare agli amici, agli affetti, alle relazioni che caratterizzavano le nostre giornate. Le scuole sono state chiuse da un giorno all’altro e il mondo del lavoro ha subìto profonde e spesso drammatiche trasformazioni. Siamo stati privati di gesti profondi, come dare l’ultimo saluto ai nostri cari. Abbiamo dovuto fare i conti con nuove preoccupazioni nei confronti delle persone a cui vogliamo bene, soprattutto per chi lavora nelle strutture sanitarie o nei servizi essenziali.  La convivenza con la pandemia ci ha imposto di rinunciare, per il bene della collettività, a libertà per noi considerate scontate e inviolabili.

La Storia, quella che abbiamo sempre studiato sui libri e che sembrava riguardare sempre qualcun altro, si svolge ora sotto ai nostri occhi. Siamo diventati all’improvviso testimoni di un’esperienza epocale ed eccezionale, che sta interessando tutto il mondo.

Perché fare memoria del tempo presente? Perché la memoria è come un antidoto, che ci permette di trasferire alle future generazioni le nostre esperienze, nella speranza che certi errori non si ripetano.”

Ai partecipanti è stato chiesto di scegliere da 1 a 10 aggetti che raccontassero il lockdown, di fotografarli e di spiegare attraverso un breve testo o un audio il motivo per cui avevano scelto quegli oggetti.

Dal 14 aprile a oggi (perché di fatto la call non è ancora conclusa), sono arrivate conta 78 istantanee e 31 interviste realizzate per 104 partecipanti. Per quanto riguarda le fotografie acquisite, si tratta per lo più di progetti provenienti da giovani donne tra i 19 e i 40 anni, con un alto livello di istruzione e nella maggior parte dei casi attive nel settore dei servizi e della cultura. Più eterogeneo risulta invece il nucleo degli intervistati, che vede una più consistente presenza maschile e una più elevata età media.

Oltre alle istantanee scattate da singoli partecipanti e gruppi familiari, particolarmente significativa si è anche rivelata l’esperienza delle istantanee “di gruppo”: la canzone “Tempo di dare un tempo – Tempo de dar um tempo” nata dagli scambi tra la comunità italiana in Brasile e da quella brasiliana in Italia, il lavoro per immagini e per parole chiave rispettivamente della 2^A e della 5^A della Scuola Primaria di Musano, dell’Istituto Comprensivo “G. Falcone e P. Borsellino” di Trevignano, i disegni e i testi sul tema della gratitudine degli alunni della Scuola Primaria “F. Baracca” di Biadene nell’ambito del progetto #Ringraziare voglio promosso da Parole non O_Stili , lo spettacolo teatrale (poi diventato cortometraggio) “Si può fare” del liceo “C. Roccati” di Rovigo in collaborazione con l’associazione di volontariato Giovani In Cammino di Rovigo, e il progetto fotografico curato da Jordan Angelo Cozzi per l’AUSER di Monza-Brianza.

Le istantanee:

L’esperienza del lockdown primaverile si è tradotta in termini individuali e collettivi in una radicale ridefinizione del concetto di tempo. Private (o liberate, a seconda dei punti di vista) degli impegni che scandivano la loro routine e delle relazioni con il mondo esterno, le persone si sono ritrovate a dover riorganizzare spazi temporali, fisici ed emotivi rimasti in alcuni casi vuoti o, al contrario, resi costipati dalla convivenza forzata con i propri familiari e le loro esigenze, senza possibilità di sfogo all’esterno. È in questa parentesi che per molti è iniziato un viaggio che li ha portati a riscoprire sé stessi attraverso nuovi modelli organizzativi (smartworking, DAD), hobby e talenti nascosti (disegno, musica, ricamo, cucina), attività dai ritmi lenti (giardinaggio, lievitazione degli impasti) e la cura di sé (del corpo e del proprio benessere psicologico) e della casa. Il tempo descritto dalle “Istantanee” è segnato da sensazioni contrastanti e spesso negative: il disagio provocato dalla distanza dai propri cari, la paura del contagio, la voglia di privacy, la preoccupazione per il lavoro, il contatto con la sofferenza e il dolore per chi ha vissuto direttamente o indirettamente la malattia.

La “Fase 2”:

La call “istantanee”, pur essendo ancora di fatto aperta e in corso, ha sostanzialmente esaurito la sua spinta tra la seconda metà di maggio e i primi giorni di giugno 2020, quando sono giunti ai nostri indirizzi mail gli ultimi progetti fotografici. In qualche modo il lento ritorno alla vita di tutti i giorni e la difficile ripartenza che ha segnato per molti un’esperienza difficile soprattutto per gli aspetti legati al lavoro e alla gestione dei più piccoli e degli adolescenti, privati per lunghi mesi degli spazi scolatici e di aggregazione.

A quel punto, tra l’estate inoltrata e l’autunno abbiamo chiesto la disponibilità ai partecipanti per effettuare un’intervista, trasformando la call in un autentico progetto di storia orale. Le interviste sono partite dall’istantanea con l’obiettivo di ripercorrere quei giorni e riflettere sulle problematiche legate alla ripartenza, caratterizzata da nuove norme e regole volte a normare il distanziamento sociale e le modalità di “convivenza” con il virus.

La mostra:

La mostra nasce con l’obiettivo di restituire le esperienze raccontate dai partecipanti rispondendo alla call “Istantanee dal Presente: Testimoni al tempo del Covid-19”. Il MeVe si prepara dunque con questa mostra ad accogliere i contenuti creati dal pubblico e interpretati dai curatori del progetto alla luce del tentativo di fare storia del tempo presente: l’essere stati testimoni di fatti eccezionali, ancora in corso, diventa un’occasione per riflettere sulle pandemie come fenomeni sociali e culturali, oltre che sanitari e clinici.

La riflessione sulla pandemia in corso diviene anche occasione per il MeVe per porre l’attenzione sul modo in cui ricordiamo il passato in relazione al presente, soprattutto in relazione agli eventi catastrofici: una catastrofe per definizione nasce da un insieme di concause in cui la relazione uomo-ambiente è centrale: se dopo anni di riflessione sulla memoria ci appare evidente la correlazione tra le scelte umane e i disastri provocati dai conflitti armati (con particolare riferimento ai due conflitti mondiali), non altrettanto consolidata è la consapevolezza circa la diretta correlazione tra i comportamenti umani e la potenza devastatrice di eventi come le pandemie, terremoti o altre forme di devastazione.

Se da un lato, infatti, la Pandemia nasce da un salto di specie tra animale e uomo che non può essere impedito, dall’altra la sua letalità è determinata dalle scelte umane (e politiche) e dai comportamenti individuali, come dimostrano i mesi che ci siamo lasciati alle spalle e il grande dibattito ancora in corso sulle modalità da adottare per il contenimento del virus o, addirittura, sulla sua effettiva esistenza e pericolosità.

La mostre nasce e si sviluppa mentre la pandemia da Covid-19 è di fatto ancora in corso. Nel momento in cui la stiamo progettando ci troviamo alla fine dell’estate 2020 che prelude un autunno segnato da dubbi e preoccupazioni che riguardano il mondo della scuola e la risalita dei contagi. Nel frattempo il resto del mondo sta vivendo con qualche mese di scarto le fasi drammatiche che hanno interessato il nostro paese a partire dalla seconda metà di febbraio, avviandoci a un futuro segnato da grandi interrogativi.

L’impreparazione culturale, prima ancora che sociale e politica, dimostrata a tutte le latitudini rispetto a ciò che stava per accadere con il Covid-19 ha dunque suscitato ampie riflessioni, che partono da una domanda: cosa sarebbe accaduto se La Spagnola non fosse stata praticamente del tutto dimenticata?

Come storici possiamo dare solo due risposte: riprendere in mano gli studi sulla Spagnola, rintracciare e interpretare ciò che è rimasto di quel grande evento e provare a documentare il presente, creando oggi gli archivi su cui studieranno gli storici di domani.

Questa mostra nasce proprio nel tentativo di fermare una serie di immagini relative a questo presente, documentarlo e interpretarlo con gli strumenti di solito utilizzati dagli storici, consapevoli dei limiti di essere studiosi di fenomeni rispetto ai quali non siamo estranei.

Anche le pandemie, esattamente come i grandi e piccoli conflitti umani della Storia, meritano di essere raccontate, ricordate e tramandate. Questa mostra nasce con l’intento di fissare questo tempo e le sue esperienze per trasmetterle al futuro. Perché fare memoria significa riflettere su ciò che è opportuno ricordare ma anche su ciò che è pericoloso consegnare all’oblio.